nov_08 - UOMODIO

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NOVENA in ATTESA del SANTO NATALE • 8° Giorno


DALL’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO – VOLUME I
Della mistica Maria Valtorta
8° GIORNO -   L'annuncio ai Pastori.

[…]  Più tardi vedo una vasta estensione di campagna. La luna è allo zenit e veleggia placida in un cielo gremito di stelle. Sembrano tante borchie di diamante infisse in un enorme baldacchino di velluto celeste cupo, e la luna vi ride in mezzo col suo faccione bianchissimo, da cui scendono fiumi di luce lattea che fa bianca la terra. Gli alberi spogli sembrano più alti e neri sul suolo così imbiancato, mentre i muretti, che qua e là sorgono a confine, sembrano di latte, e una casina lontana pare un blocco di marmo di Carrara.
Un pastore si affaccia sulla porta e, portandosi un braccio sulla fronte per fare riparo agli occhi, guarda in alto. Pare impossibile che ci si debba riparare dal chiarore della luna. Ma questo è così vivo che abbacina, specie chi esce da un chiuso dove è tenebra. Tutto è calmo. Ma quella luce stupisce.
Alla mia destra vedo un luogo cintato da una siepe di pruni su due lati e da un muro basso e scabro da altri due.
Questo muro sorregge il tetto di una specie di tettoia larga e bassa, che nella parte interna del recinto è costruita parte in muratura e parte in legname, quasi che nell'estate le parti in legno debbano esser tolte e la tettoia mutarsi in porticato. Da questo chiuso esce, di tanto in tanto, un belare intermittente e breve. Devono essere pecorelle che sognano o che forse credono sia prossimo il giorno per il chiarore che dà la luna. Un chiarore persino eccessivo, tanto è intenso, e che cresce, quasi che il pianeta si avvicini alla terra o sfavilli per un misterioso incendio.
"Di che temi, stolto? " gli dice il più vecchio. "Non vedi che aria quieta? Non hai mai visto splendere la luna? Sei sempre stato sotto le vesti della mamma come un pulcino sotto la chioccia, vero? Ma ne vedrai delle cose! Una volta io mi ero spinto verso i monti del Libano, oltre ancora. In alto. Ero giovane e non mi pesava l'andare. Ero anche ricco, allora... Una notte vidi una luce tale che pensai che fosse per tornare Elia sul suo carro di fuoco. Il cielo era tutto un incendio. Un vecchio - allora il vecchio era lui - mi disse: "Grande avventura sta per venire nel mondo". E per noi fu sventura, perché vennero i soldati di Roma. Oh! ne vedrai, se campi!...".
Ma il pastorello non lo ascolta più. Pare non abbia neppur più paura, perché lascia la soglia e sguscia da dietro le spalle di un nerboruto mandriano, dietro il quale si era rifugiato, ed esce nello stazzo erboso che è davanti alla tettoia.
Guarda in alto e cammina come un sonnambulo o come uno ipnotizzato da qualcosa che lo attira totalmente. Ad un certo punto grida: "Oh!" e resta come pietrificato, a braccia un poco aperte.
Gli altri si guardano stupefatti.
"Ma cosa ha quello stolto?" dice uno.
"Domani lo rimando a sua madre. Non voglio pazzi a custodia delle pecore" dice un altro.
E il vecchio che ha parlato poco prima dice: "Andiamo a vedere prima di giudicare. Chiamate anche gli altri che dormono e prendete i bastoni. Che non sia una bestia cattiva o dei malandrini...".
Entrano, chiamando altri pastori, ed escono con torce e randelli. Raggiungono il fanciullo.
Il pastore chiama i compagni. Si affacciano sulla porta tutti. Un mucchio d'uomini irsuti, di età diverse. Ve ne sono di appena adolescenti e di già canuti. Commentano il fatto strano e i più giovani hanno paura. Specie uno, un fanciullo sui dodici anni, che si mette a piangere attirandosi le baie dei più vecchi.
"Là, là" egli mormora sorridendo. "Al di sopra dell'albero, guardate quella luce che viene. Pare cammini sul raggio della luna. Ecco che si avvicina. Come è bella!".
"Io vedo solo un più vivo chiarore".
"Io pure".
"Anche io" dicono gli altri.
"No. Io vedo come un corpo" dice uno in cui riconosco il pastore che ha dato il latte a Maria.
"È un... è un angelo!" grida il bambino. "Eccolo che scende e si avvicina... Giù! In ginocchio davanti all'angelo di Dio!".
Un "oh!" lungo e venerabondo si alza dal gruppo dei pastori, che cadono con il volto verso il suolo, e tanto più paiono schiacciati dall'apparizione fulgente quanto più sono anziani. I giovanetti sono in ginocchio, ma guardano l'angelo, che sempre più si avvicina e si ferma sospeso, ventilando le grandi ali, candore di perla nel candore di luna che lo circonda, al disopra del muro del recinto.
"Non temete. Non porto sventura. Io vi reco l'annuncio di una grande allegrezza per il popolo d'Israele e per tutto il popolo della terra". La voce angelica e un armonia d'arpa su cui cantino gole d'usignoli.
"Oggi, nella città di Davide, è nato il Salvatore". L'angelo, nel dire questo, apre più grandi le ali e le muove come per soprassalto di gioia, e una pioggia di faville d'oro e di pietre preziose pare ne sfugga. Un vero arcobaleno che fa un arco di trionfo sul povero stabbio.
"...il Salvatore che è Cristo". L'angelo sfavilla di aumentata luce. Le sue due ali, ora ferme e tese a punta verso il cielo come due vele immobili sullo zaffiro del mare, sembrano due fiamme che salgano ardendo.
"...Cristo, il Signore! ". L'angelo raccoglie le sue due fulgide ali e se ne veste come di una sopraveste di diamante sull'abito di perla, si curva come adorasse, con le braccia conserte sul cuore e il volto che scompare, curvato come è sul petto, fra l'ombra dei sommi dell'ali piegate. Non si vede che una oblunga forma luminosa, immobile per lo spazio di un "Gloria".
Ma ecco che si muove. Riapre le ali, alza il volto in cui la luce si fonde al paradisiaco sorriso, e dice: "Lo riconoscerete da questi segni: in una povera stalla, dietro Betlemme, troverete un bambino nelle fasce in una mangiatoia di animali, ché per il Messia non vi fu un tetto nella città di David".
L'angelo si fa serio nel dire questo, mesto anzi.
Ma dai Cieli vengono tanti - oh! quanti! - tanti angeli simili a lui, una scala d'angeli che scende esultando e annullando la luna col loro splendore paradisiaco, e si riuniscono intorno all'angelo nunziante in un agitar di ali, in uno sprigionare di profumi, in un arpeggiare di note, in cui tutte le voci più belle del creato trovano un ricordo, ma portato alla perfezione di suono. Se la pittura è lo sforzo della materia per divenire luce, qui la melodia è lo sforzo della musica per fare balenare agli uomini la bellezza di Dio, e udire questa melodia è conoscere il Paradiso, dove tutto è armonia di amore, che da Dio si sprigiona per far lieti i beati e che da questi va a Dio per dirgli: " Ti amiamo!".
Il " Gloria " angelico si sparge in onde sempre più vaste per la campagna quieta, e la luce con esso. E gli uccelli uniscono un canto che è saluto a questa luce precoce, e le pecore i loro belati per questo anticipato sole. Ma io, come già nella grotta per il bue e l'asino, amo credere che siano gli animali che salutano il loro Creatore, venuto in mezzo ad essi per amarli come Uomo oltre che come Dio.
Il canto si attenua e la luce pure, mentre gli angeli risalgono ai Cieli...
…I pastori tornano in loro.
"Hai udito? ".
"Andiamo a vedere?".
"E le bestie?".
"Oh! non succederà loro nulla! Andiamo per ubbidire alla parola di Dio!..."
"Ma dove andiamo?".
"Ha detto che è nato oggi? e che non ha trovato alloggio in Betlemme?". È il pastore che ha dato il latte, questo che parla ora. "Venite, io so. Ho visto la Donna e mi ha fatto pena. Ho insegnato un luogo per Lei, perché pensavo non trovassero alloggio, e all'uomo ho dato del latte per Lei. È tanto giovane e bella, e deve esser buona come l'angelo che ci ha parlato. Venite, venite. Andiamo a prendere latte, formaggi, agnelli e pelli conciate. Devono esser poveri molto e... chissà che freddo ha Colui che non oso nominare! E pensare che io ho parlato alla Madre come ad una povera sposa!...".
Vanno nella tettoia e ne escono poco dopo chi con delle fiaschette di latte, chi con delle reticelle di sparto intrecciato con dentro tondi formaggini, chi con delle ceste in cui vi è un agnellino belante, e chi con delle pelli di pecora conciate.
"Io porto una pecora. Ha figliato da un mese. Il latte lo ha buono. Potrà loro servire se la Donna non ha latte. Mi pareva una bambina, e così bianca!... Un viso di gelsomino sotto la luna" dice il pastore del latte. E li guida.  […]

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